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DF Sport Specialist intervista Patrizia Pensa

Intervistiamo Patrizia Pensa, runner che ha partecipato alla decima edizione del Tor des Géants

Alla decima edizione del Tor des Géants, DF Sport Specialist festeggia con Patrizia Pensa il 6° posto in classifica donne e 44° in classifica generale.

Il Tor des Géants®, quest’anno alla decima edizione, è definito come l’endurance trail tra i più famosi al mondo: 330 Km di percorso, con 24.000 metri di dislivello positivo, con partenza e arrivo a Courmayeur in un percorso ad anello, seguendo all’inizio l'Alta Via n°2 verso la bassa valle e ritornando per l'Alta Via n°1, al cospetto dei 4.000 valdostani.
“Il fascino di questa importante manifestazione ci ha conquistato anche quest’anno – afferma Sergio Longoni, presidente DF Sport Specialist –: essere presenti sui monti della Valle d’Aosta ci apre nuovi orizzonti e ci consente di rafforzare la notorietà del nostro brand nel mondo del trail running. Conosco Patrizia Pensa e Mario Panzeri da molti anni, siamo legati dalla passione per la montagna: sono felice che quest’anno siano stati i nostri ambasciatori sui sentieri del Tor, entrambi rappresentano al meglio il nostro motto aziendale sport per passione.”

Patrizia Pensa, in partenza tra i top runner della manifestazione, ha concluso la gara con un ottimo 6° posto nella classifica donne, con un tempo di 100 ore e 11 minuti (suo miglior tempo nelle varie edizioni a cui ha partecipato), un 44° posto in classifica generale e il 1° posto nella categoria Veterane 2 (atlete tra i 50-60 anni); per Mario Panzeri la gara purtroppo si è conclusa al termine della prima giornata per problemi fisici.
Per Patrizia, che vanta una grande esperienza nelle gare di ultra trail, ed ha al suo attivo numerosi risultati di prestigio è stato un ritorno al Tor, dopo la presenza nel 2011, dove ha ottenuto un 2° posto in classifica femminile, e nel 2012, anno che l’ha vista sul terzo gradino del podio.
Prima di questo viaggio, così è definita dagli atleti la partecipazione al Tor, Patrizia ci aveva detto: “La montagna e la corsa sono le mie passioni, ben venga se poi arrivano anche dei buoni risultati ma non è con l’obiettivo di fare il tempo che partecipo alle gare: scelgo le manifestazioni a cui partecipare per il percorso, mi affascinano i passaggi in alta montagna e i paesaggi maestosi che si aprono all’orizzonte.”
Dal racconto che Patrizia ci ha fatto dopo l’arrivo, invece, vedremo che si è aggiunto un fattore che ha vivacizzato il finale della sua gara, un’ultima parte svolta in un vero e proprio crescendo, a dispetto della stanchezza dopo quattro giorni di corsa e più di 300 chilometri nelle gambe.

Facciamo un percorso a ritroso: partiamo dalla fine, dal messaggio che mi hai mandato dopo l’arrivo in cui mi scrivevi “oggi mi sono sentita particolarmente in forma”.  

Ci vuoi spiegare cosa è successo, cosa ti ha dato la spinta per il rush finale?

“Come prima cosa ci tengo a ricordare di questa esperienza l’aspetto emotivo che già conoscevo dalle mie precedenti partecipazioni ma che ogni volta è bello rivivere: le emozioni che il Tor sa suscitare sono uniche e sono date da tanti elementi, i paesaggi mozzafiato, la bellezza di trovarsi da soli soprattutto in certi momenti della giornata come l’alba e il tramonto, momenti di rara bellezza che ti fanno amare sempre di più la montagna.
Quest’anno però, rispetto alle mie precedenti partecipazioni, si è aggiunto un elemento, quello della competizione, che mi ha fatto scattare una molla e che mi ha fatto capire che quando pensi di non averne più, di non farcela non è vero: se ci credi fino in fondo ed hai i giusti stimoli puoi tirar fuori delle energie che non pensavi neanche di avere: così è successo nel tratto finale della gara, dal rifugio Frassati all’arrivo ho impiegato poco più di tre ore e mezza, un tempo a mio avviso strepitoso.”

Raccontaci cosa è successo al tuo passaggio al rifugio Frassati

“E’ stato un vero e proprio rifornimento di energia mentale e di carica che mi è stato dato da una cara amica, Lisa Borzani: è stata capace di risvegliare in me lo stimolo, la mia voglia di provare a raggiungere la concorrente che mi precedeva di poco. E così sono uscita dal rifugio, è scattato qualcosa nella mia mente e mi sono detta “perché no, proviamo”! Ero stanca ovviamente, erano passati quasi quattro giorni di gara, sono riuscita a raggiungerla al Col Malatrà e l’ho superata: da lì è iniziata la discesa verso Courmayeur e mi sono detta: vado
Ed è incredibile l’energia che mi sono ritrovata in corpo che mi spingeva ad andare veloce. Ho fatto gli ultimi 20 chilometri come se fossero quelli di una gara di 30 e non di 330 km! ”
Lo sprint finale, con questa carica di energia e vitalità, è stato un aspetto insolito di questo Tor per Patrizia Pensa, una scoperta che anche per lei, con la lunga sua esperienza nelle gare di ultra trail, ha rappresentato una novità.

Come lo definiresti il tuo Tor 2019?

“Forse direi quello in cui ho avuto una maggiore consapevolezza che mi ha dato tranquillità anche nella fase preparatoria dei materiali da portare con me nello zaino e quelli invece da mettere nella borsa che ritrovavo ad ogni base vita.
Sapevo quali erano le difficoltà che avrei incontrato, quelle che definisco difficoltà “standard”: problemi muscolari, vesciche – che quest’anno mi hanno risparmiata per fortuna – il sonno e il meteo. Un aspetto di cui sono fiera, e che mi è stato riconosciuto da altre atlete, è la mia scelta di non avere accompagnatori lungo il percorso, alle basi vita e ai ristori: sapevo di contare sulle mie forze.”

Il tuo obiettivo per il sonno, rispetto ad una precedente gara che avevi fatto in Francia, era quello di raggiungere indicativamente quaranta ore consecutive di gara e poi di fermarti a riposare: sei riuscita a rispettare quello che avevi pianificato?

“Sì, anche se non è stato semplice perché ho dovuto superare dei momenti in cui mi veniva voglia di fermarmi e di mettermi a dormire: sono riuscita a resistere, la mia prima pausa lunga, di un’ora e un quarto, è stata dopo 36 ore di gara. Poi ho deciso di sperimentare i micro sonni di cui avevo sentito tanto parlare: non li avevo mai provati e devo dire che hanno funzionato con successo. E’ stata una buona strategia: dormire solo un quarto d’ora ma più spesso, sempre in un rifugio o una base vita dove ero sicura che qualcuno mi avrebbe svegliato.”

Siete partiti da Courmayeur e subito al Col d’Arp avete preso una fitta nevicata, le temperature sono state molto basse e verso la fine è tornato il tempo bello e caldo. Quanto ha influito la meteo nella tua gara?

“Ho gestito bene questo aspetto, cercavo di coprire bene la parte superiore del corpo mentre per tutti i giorni della gara ho mantenuto la gonnellina corta, conosco il mio corpo, i miei limiti: ero molto tranquilla anche da questo punto di vista. Prima di uscire dalle basi vita poi mi sono sempre fatta fare dai fisioterapisti un massaggio ai quadricipiti per alleggerire le gambe e ripartire.”

E i momenti più emozionanti lungo il percorso quali sono stati?

“L’alba, il sorgere del sole: ecco in quel momento mi piaceva fermarmi a guardare il panorama, non che non lo facessi in altri momenti, ma le albe sono state magiche, di una grande bellezza.

E poi gli incontri mattutini con gli stambecchi addormentati sul sentiero, i contorni delle montagne illuminati dalla luce delle prime ore del giorno e le notti con la luna piena: attimi emozionanti che ti ripagano dalla fatica e dalla stanchezza. E poi un grande grazie ai Volontor e ai “massaggia Tor”, persone davvero speciali capaci di trasmettere lungo tutti i 330 km il "bene" semplice, vero, quello che non ha bisogno di parole ma che si trasmette con i gesti che poi non si cancellano e restano con te.”

Chiudiamo la chiacchierata con Patrizia con la domanda se nel suo futuro vede un altro Tor: “Appena arrivata mi sono detta di no ma poi mi è venuta subito la voglia di rimettermi in gioco l’anno prossimo: quest’anno posso dire che è stato il Tor della consapevolezza e della maturità, ho fatto una buona preparazione, misurata, senza strafare e tutto è andato nel verso giusto.”

Foto di Pierre Lucinaz e Giacomo Buzio

DF SPORT SPECIALIST
15 Ottobre 2019
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