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Le origini di SCARPA

Il futuro di SCARPA si sviluppa attraverso un percorso di innovazione, sostenibilità e internazionalizzazione. Salde radici con il passato, con l’ambiente e la natura, campo di gioco per l’ideazione e lo sviluppo di calzature per gli appassionati di outdoor

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Sandro Parisotto, Presidente di SCARPA, che ci ha raccontato progetti, valori e visione di un’azienda che da più di 80 anni produce calzature da montagna.

Ci racconta le origini di SCARPA?
“Nella nostra storia ci sono due date importanti: la data di costituzione, che risale al 1938, e successivamente quella del 1956.
Partiamo dalla prima e da Asolo, sede della nostra azienda: nel 1938, veniva qui in vacanza Lord Rupert Edward Cecil Guinness, membro della famosa famiglia di produttori di birra.
Nel periodo estivo, Asolo era frequentata da lord inglesi, esponenti dell’imprenditoria e letterati: la frequentazione assidua di Asolo, ideale e apprezzato luogo di villeggiatura, aveva portato Lord Rupert Edward Cecil Guinness ad innamorarsi della città e al desiderio di darle un impulso imprenditoriale e industriale. Ecco, quindi, la sua idea di unire le eccellenze nella lavorazione delle scarpe in pelle, insieme alle figure più rappresentative di Asolo per quei tempi, sindaco e parroco: con loro, Lord Guinness diede vita a S.C.A.R.P.A., Società Calzaturieri Asolani Riuniti Pedemontana Anonima, per l’avvio della produzione di calzature da montagna.

Poi arrivò la Seconda guerra mondiale che ci obbligò a convertire la produzione per l’esercito tedesco. Fu difficile per l’azienda risollevarsi dal periodo bellico, ne uscì quasi sull’orlo del fallimento. Era il 2 agosto 1956, la seconda data significativa nella storia della nostra azienda”.
Ed è in quegli anni del dopoguerra che entra in gioco la famiglia Parisotto, con i tre fratelli Luigi, Francesco e Antonio che, già titolari di un loro piccolo calzaturificio – Sangiorgio -, sapendo della vendita dell’azienda fondata da Guinness, ne rilevarono la proprietà.
Oggi SCARPA è guidata dalla seconda generazione di famiglia composta da Sandro, sua sorella Cristina e il cugino Davide.
L’azienda è una consolidata realtà a livello internazionale con sedi commerciali negli Stati Uniti, Cina e Germania ed inoltre con sedi produttive dirette in Romania, Serbia e Cina: una presenza importante all’estero con un saldo legame con il territorio che ha dato vita all’azienda. Nella sede di Asolo, cuore pulsante delle attività, si realizza ancora oggi il 60% della produzione. Nel 2022 SCARPA ha varato un piano di investimenti da 12 milioni di euro destinati alla crescita del business con focus su sostenibilità, innovazione e internazionalizzazione.

Oltre 80 anni di storia. Facendo un viaggio nel passato, oltre alle due date che ci ha indicato ce ne sono altre significative?
“Sicuramente il 1969, anno che ha visto l’ampliamento dell’azienda, permettendo il passaggio da una produzione artigianale ad una industriale, con un conseguente aumento dei numeri, da 10.000 paia di calzature all’anno a oltre 100.000.
Numeri crescenti che, grazie anche all’intuizione e alla lungimiranza dei fondatori, sostennero il percorso di apertura ai mercati esteri, che per noi hanno da sempre rappresentato uno sbocco importante e strategico. Sin dagli inizi, ma anche poi negli anni del boom economico, più del 50% del nostro business si è rivolto all’estero. Oggi siamo ad un 82% estero e 18% Italia”.

Quali sono i prodotti che hanno segnato la storia della vostra azienda?

“Più di uno è stato rappresentativo nella storia di SCARPA. Negli anni abbiamo creato prodotti che hanno saputo delineare un cambiamento nell’utilizzo dei materiali e nel modo di andare in montagna. Ci piace ricordare Grinta, il primo scarpone da montagna in plastica, seguito da Pioneer, scarponcino da trekking leggero (prodotto che aveva ottenuto un brevetto: si poteva abbinare una ghetta che copriva interamente la calzatura rendendola completamente impermeabile). Poi Cinque Terre, che ha fatto da apripista al fenomeno, che poi è diventato di tendenza, della calzatura bassa. Nel settore del telemark, abbiamo avuto Terminator, primo scarpone in plastica, che ha rappresentato il passaggio dalla pelle ad un nuovo materiale plastico, il Pebax, per la realizzazione di questi prodotti; poi Phantom Tech, l’evoluzione dello scarpone da montagna, leggero con ghetta integrata costruita sulla tomaia.

Nel 2017 è nato Ribelle Tech, precursore degli scarponi leggeri che si usano oggi in montagna (fu premiato all’ISPO come prodotto dell’anno) e come ultimo Mojito, che ha aperto il filone dell’urban outdoor.”
Nel 2021 SCARPA ha lanciato Mojito Bio, la prima calzatura completamente biodegradabile, un altro passo dell’azienda nei confronti della sostenibilità dichiarata con il Green Manifesto. Un documento per raccontare i principi di sostenibilità ambientale. Con il lancio del Green Manifesto, l’acronimo SCARPA è diventato anche un acrostico: “S” sta per sostenibilità, “C” rappresenta la cura, “A” aria, “R” rispetto, “P” performance e la “A” finale torna ad uno dei valori dell’azienda, l’autenticità.
In cosa consiste il vostro impegno con il Green Manifesto?
“È un cammino che ci siamo sentiti di intraprendere e abbracciare con entusiasmo perché sentiamo nostro. Per far sì che risultasse chiaro e comprensibile a tutti, abbiamo deciso di creare un Manifesto che enunciasse i principi sostenibili dell’azienda, un modo di comunicare ai nostri dipendenti e a tutti coloro che collaborano con noi.
Il 100% dei personale della sede di Asolo è stato formato sui temi dell’innovazione sostenibile: abbiamo poi nominato un gruppo di 16 Sustainability Ambassador, in diverse funzioni aziendali che sono diventati portatori e diffusori di questo nostro percorso. Anche i nostri atleti sono impegnati con noi su questo fronte.”

Qual è l’evoluzione delle calzature da montagna?
“Ogni anno cerchiamo nuove tecnologie e materiali, grazie al contributo dei nostri partner e fornitori. Abbiamo diverse innovazioni in corso (n.b. l’azienda dedica il 5% del fatturato in investimenti in Ricerca e Sviluppo), siamo aperti alla sperimentazione di nuovi materiali e tecnologie. Certo, non è facile perché stiamo parlando di calzature tecniche da montagna, fatte da una combinazione di vari materiali: unirli insieme, combinare pelle con sintetico, gomma con plastica sono processi complicati che richiedono tempi e test appropriati.
I primi test vengono effettuati in azienda ad Asolo con macchinari che simulano la camminata: così esaminiamo come si comporta il prodotto che passa poi ai tester esterni. Alcuni fanno parte del nostro team di Ambassador mentre altri sono clienti che vanno quotidianamente in montagna. I loro consigli sono preziosi per lo sviluppo del prodotto.”

E le tendenze per il futuro?
“Il futuro della calzatura, sia nel segmento di prodotti tecnici che in quello dell’urban outdoor, va nella direzione della leggerezza, elemento richiesto come prioritario dai nostri atleti. Il nostro impegno è cercare quindi un mix tra questa caratteristica, insieme a: durabilità, qualità e ovviamente sostenibilità. Siamo sempre in continua evoluzione.”
Non a caso, il payoff che caratterizza e distingue la comunicazione di SCARPA è: “Nessun luogo è lontano”.


DF SPORT SPECIALIST
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