NICOLA LANZETTA - PATAGONIA

PATAGONIA, indietro non si torna

Patagonia, dal presente al passato. E' stato un viaggio indescrivibile quello andato in scena ieri sera in occasione della serata con Nicola Lanzetta e i Ragni del Cerro Torre 1974, organizzata da Df Sport Specialist a Bevera di Sirtori per il ciclo "A tu per tu con i grandi dello sport" e condotta dal giornalista e scrittore Giorgio Spreafico.

La Patagonia di oggi, ben rappresentata dal film "Patagonia - indietro non si torna" di Nicola Lanzetta, è stata lo spunto per avviare una "macchina del tempo" che ha riportato il folto pubblico presente nel punto vendita a rivivere la storica spedizione del Cerro Torre, di cui erano presenti ben cinque protagonisti.

Felice Anghileri, allora presidente del Cai, Mariolino Conti, uno dei 4 alpinisti in vetta, Giuseppe Lanfranconi, Ernesto Panzeri e il dott. Sandro Liati, medico della spedizione, hanno raccontato aneddoti, rivissuto sofferenze ed emozioni della loro Patagonia. A fare da filo conduttore, alcuni scatti inediti della spedizione opera di Mimmo Lanzetta, padre di Nicola, che fece parte della spedizione come accompagnatore e fotografo.

Nicola Lanzetta, accento sardo e sguardo limpido, tanta passione per la montagna e uno stile fatto di semplicità e umiltà, ha raccontato che la sua "voglia di Patagonia" è nata proprio osservando le diapositive di suo padre, che ritraevano un luogo selvaggio e inesplorato. "Sapevo che non avrei trovato la Patagonia di 40 anni fa - ha detto - ma sapevo anche che le montagne non cambiano". Quella di Nicola Lanzetta sulle vette dell'Aguia Saint Exupery, Aguia Guillaumet e Fitz Roy, è una storia di curiosità verso un ambiente sconosciuto e difficile, di cordate costruite sul posto, di scalate e di rinunce, e di eventi forti come nel recupero del cadavere di Chad Kellogg, alpinista americano noto per le sue salite in velocità, che da due anni giaceva in parete.

"Da fine del mondo inaccessibile a meta turistica che offre tutto ciò che c'è sulle Alpi - ha spiegato Spreafico -, la Patagonia è un luogo dove una volta gli alpinisti giocavano a nascondino con le bufere, e spesso perdevano. Oggi non passano settimane sotto la montagna, spesso aspettano le previsioni meteo a El Chalten e partono per scalare veloci e leggeri, sacrificando molto tempo e a volte un po' di sicurezza. Ma anche oggi la vittoria non è assicurata e le rinunce sono frequenti. L'alpinismo è molto cambiato, ma il fascino della Patagonia e delle sue montagne è ancora intatto".

Lo hanno testimoniato i cinque protagonisti del 1974. Aneddoti divertenti e storie toccanti, forse mai raccontate, hanno conquistato il pubblico che ricorda sempre con emozione e piacere una delle più belle imprese dell'alpinismo lecchese, resa possibile dal contributo della città intera.

Si è parlato delle ingegnose soluzioni artigianali per slitte e chiodi d'arrampicata; del fucile donato dalla Famiglia Fiocchi, che permise alla squadra di vincere la fame durante il lunghissimo soggiorno alla base della parete, dove rimase 2 mesi sotto la bufera godendo di soli 8 giorni di bel tempo per scalare; dell'infinita determinazione di Casimiro Ferrari, che insistette per scegliere il Torre come meta, e che si dice "non sarebbe mai tornato senza la cima"; della contestata "prima salita" di Maestri che però per i Ragni non è in dubbio: "I primi sul torre siamo stati noi", hanno detto Liati e Panzeri, senza un tentennamento. Con grandi applausi a seguire.

Il coinvolgimento è totale: dei protagonisti, del conduttore, del pubblico. Proprio come nel 1974, quando perfino le signore nelle botteghe si domandavano cosa stessero facendo "Quelli del Torre" e quando per avere un posto alla serata di presentazione della spedizione, dopo il rientro, si sfiorarono delle risse.

 

"Il Torre è stato qualcosa di straordinario, figlio di una precisa stagione storica che non potrà mai più ritornare - ha detto Giorgio Spreafico in chiusura -. Noi dobbiamo farne memoria, per non dimenticare e per trarre ispirazione verso il futuro".